Un’eredità che guarda al futuro: rifondare l’Accademia Agraria ed Economica della Sardegna

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Un’eredità che guarda al futuro: rifondare l’Accademia Agraria ed Economica della Sardegna

A cura di Giuseppe Pulina (pro-rettore alla Ricerca, Università di Sassari; Accademico de: i Georgofili, Nazionale di Agricoltura e Pesaro_Urbino).

Cagliari, 1804. In un’Isola ancora segnata da latifondo e pastorizia itinerante, nasce per volontà del Viceré Carlo Felice la Reale Società Agraria ed Economica di Cagliari. Non si tratta solo di una delle prime istituzioni scientifiche del Regno di Sardegna: è il segno concreto di una visione, di una modernizzazione possibile, che unisce tecnica, sapere e progresso civile.

La storia di quella istituzione è oggi affidata alla memoria della Camera di Commercio di Cagliari, che ne custodisce l’eredità. Ma la memoria, per non farsi malinconia, chiede azione. Per questo, nei Dialoghi di San Saturnino, promossi dal Museo Archeologico Nazionale di Cagliari e curati dalla prof.ssa Maria Antonietta Mongiu, abbiamo proposto con forza la ricostituzione della Società Agraria sotto forma di Accademia Agraria ed Economica della Sardegna.

Dalle radici all’orizzonte

La Reale Società Agraria nacque per accompagnare la Sardegna fuori dal feudalesimo, dotandola di strumenti culturali e tecnici adeguati ai tempi. Promosse le chiusure agrarie finalizzate alla difesa delle colture soprattutto arboree, sostenne la riforma dei carri e delle strade, introdusse la vaccinazione, regolamentò pesi e misure. Fu, in breve, una fucina di modernità.

Nell’Italia unita, furono  le Scuole Superiori Agrarie a raccogliere l’eredità delle Accademia Agrarie, istituzioni nate in ogni Stato preunitario che formarono la base del sapere agronomico, zootecnico ed economico-agrario nazionale. Pisa, Milano, Portici, poi Perugia e Bologna, divennero i poli dell’alta formazione che, dopo un lungo percorso di riconoscimento, al cui culmine di situa la riforma Gentile (1923) che li relegò al rango subordinato di centri di formazione professionale, trovarono collocazione accademica definitiva solo nel 1933, con la trasformazione in Facoltà universitarie.

Anche la Sardegna, nel 1946, grazie all’impegno di Antonio Segni, istituì a Sassari la sua Facoltà di Agraria, oggi ancora attiva e pienamente integrata nella rete nazionale. Ma se la formazione superiore ha avuto continuità, le Accademie locali, sono rimaste in ombra come si dirà meglio in seguito, mentre quella cagliaritana fu assorbita nelle funzioni della locale Camera di Commercio.

Le accademie italiane e il ruolo delle agrarie

Le accademie italiane, quasi tutte nate in epoca preunitaria, sulla spinta illuministica e fisiocratica che allora percorreva l’Europa, con finalità scientifiche, letterarie o artistiche, hanno vissuto, a partire dal 1861, un processo di progressiva ridefinizione del loro ruolo. Se da un lato la centralizzazione dello Stato unitario le ha attratte nell’orbita della burocrazia pubblica, dall’altro molte di esse hanno mantenuto un forte radicamento territoriale e una funzione di presidio culturale indipendente.

Nel campo agrario, le accademie hanno rappresentato, e in parte ancora rappresentano, laboratori di confronto tra ricerca, tecnica e impresa. La loro forza risiede nell’essere luoghi non accademici in senso stretto, ma paritetici, in cui saperi diversi dialogano su un terreno comune rappresentato dalla trasformazione sostenibile dell’agricoltura e del territorio.

Tuttavia, il riconoscimento istituzionale delle accademie agrarie è rimasto a lungo marginale. Le Conferenze Nazionali degli Istituti Culturali (1978–1995) non hanno mai accolto la richiesta di attribuire loro un gruppo disciplinare autonomo, nonostante la natura profondamente interdisciplinare delle scienze agrarie. Ciò ha contribuito a un’eclissi progressiva del loro ruolo pubblico, in particolare nelle regioni periferiche, ad eccezione dei Geogofili e Firenze e della Nazionale di Agricoltura di Bologna che, anzi, hanno acquisito una rilevanza nazionale e, per certi versi, sovranazionale.

Perché rifondare oggi un’Accademia?

Riattivarle oggi, come si propone con la nuova Accademia di Cagliari, significa dare attuazione concreta all’art. 33 della Costituzione, che riconosce il valore e l’autonomia di queste istituzioni culturali, e restituire centralità a una riflessione strategica sulla sostenibilità alimentare, ambientale ed economica. Rifondare l’Accademia Agraria ed Economica non è un gesto di archeologia culturale, ma un atto di responsabilità verso il presente. La Sardegna, come tutto il mondo agricolo, alimentare a ambientale, affronta oggi le sfide complesse del cambiamento climatico, della transizione ecologica, dell’innovazione sostenibile, del ricambio generazionale, dell’equilibrio tra ruralità e modernità. Affrontarle richiede visione, competenza e luoghi di confronto.

L’Accademia può e deve essere uno di questi luoghi, un’istituzione libera, indipendente, senza appartenenze ideologiche, capace di mettere in dialogo ricerca, impresa e istituzioni. Potrebbe articolarsi in due sezioni, agraria ed economica, con un corpo accademico ampio e inclusivo, articolato sui tre ordini scientifico, tecnico e imprenditoriale.

La sua sede naturale non può che essere la Camera di Commercio di Cagliari, erede materiale e simbolica della Reale Società. Lì dove si è custodita la memoria, può tornare a pulsare il dibattito., perché le istituzioni non sono solo archivi del passato, ma piattaforme viventi per costruire il futuro.

Un nuovo umanesimo agrario

In un’epoca segnata dalla frammentazione del sapere e dalla rarefazione della politica culturale, l’Accademia può ridare dignità alla riflessione agraria; può riaffermare il valore delle competenze, della tecnica, della cultura come leva di progresso civile; può essere il luogo in cui l’agricoltura non è ridotta a problema settoriale, ma riconosciuta come snodo vitale per il paesaggio, la salute, l’economia e la coesione sociale.

Rifondare l’Accademia significa dunque non solo onorare una tradizione, ma dotarsi di uno strumento per affrontare con coraggio e intelligenza il domani. La Camera di Commercio ha oggi l’opportunità storica di trasformare la custodia del passato in progetto per il futuro. Una Sardegna che coltiva il sapere, può coltivare anche il proprio sviluppo.