
MEDA City 2026
20 Ottobre 2026Due ore, tre tavoli e nessun moderatore a dirigere il traffico. A Cagliari, durante il MedaCity Forum 2026, l'ASCAME Lab dedicato al contributo delle aziende al Patto per il Mediterraneo ha visto la partecipazione di 23 imprese provenienti da 7 Paesi dell'area mediterranea — tra cui Barcellona, Beirut, Tangeri, Istanbul, il Pireo e la Sardegna.
Quella che poteva sembrare una scommessa azzardata si è trasformata in un modello di collaborazione straordinario: insieme a Stefano Cucca, che ne ha coordinato i lavori, ripercorriamo come l'ascolto, la preparazione e il protagonismo diretto delle aziende abbiano trasformato un semplice laboratorio in impegni concreti per il futuro della nostra economia.
- Un format senza moderatori ai tavoli rappresenta un approccio non convenzionale: com’è nata questa scelta?
Volevamo che a parlare fossero le imprese, non chi le intervista. In un tavolo moderato il rischio è che il facilitatore orienti la discussione e che gli imprenditori si limitino a reagire. Abbiamo quindi affidato ogni tavolo ai partecipanti stessi: un Capitano che teneva il ritmo e un Rapporteur che raccoglieva i contenuti, con una tela comune da riempire e le fasi del lavoro proiettate in sala. Io coordinavo l’insieme, ma dentro i tavoli la responsabilità era loro. È coerente con lo spirito del Patto per il Mediterraneo, che parla di co-proprietà e co-creazione: se chiediamo alle imprese di essere protagoniste del Patto, devono esserlo anche del metodo.
- Quali settori economici erano rappresentati e come siete riusciti a mobilitare 23 realtà da tutto il bacino mediterraneo?
Erano presenti 23 tra imprese e organizzazioni, di 11 settori e 7 Paesi: logistica e trasporti, porti e servizi marittimi, turismo, agroalimentare, energia, formazione e altro ancora. La mobilitazione ha seguito due canali. Da un lato le Camere di Commercio della rete ASCAME, che hanno indicato le imprese più rappresentative dei propri territori. Dall’altro, per la Sardegna, il lavoro della Camera di Commercio di Cagliari-Oristano con le associazioni di categoria. Il merito va soprattutto alle Camere: la forza di ASCAME è proprio questa rete capillare sulle due sponde.
- Dopo una breve presentazione, i lavori sono entrati subito nel vivo: come si è organizzato il lavoro nei gruppi?
Ogni tavolo aveva un tema: competenze, talenti e mobilità; investimenti e crescita delle PMI; economia verde e blu. Si lavorava su una tela con una struttura semplice, che abbiamo chiamato “3-2-1”: tre priorità per le imprese, due raccomandazioni alla Commissione Europea, una 'azione pilota da avviare nel 2027. Le fasi erano scandite e visibili a tutti, così ogni gruppo sapeva in ogni momento a che punto era. Il Rapporteur trasformava la discussione in testo man mano, e questo ci ha permesso di arrivare alla sera con contenuti già quasi pronti per il giorno dopo.
- Dietro quei 120 minuti c’è stato un importante lavoro preparatorio: come avete preparato il terreno?
I 120 minuti sono stati possibili perché la discussione era iniziata settimane prima. Ogni impresa ha compilato una scheda di partecipazione, in italiano o in inglese, con una breve introduzione al Patto e domande sulle proprie priorità, aspettative e sul contributo che poteva offrire. Abbiamo fatto un incontro preparatorio in Camera di Commercio con le imprese locali e un confronto con quelle internazionali. Dalle schede sono emerse alcune convergenze forti già prima del Lab: il bisogno di standard comuni nel Mediterraneo, le difficoltà concrete tra le due sponde (visti, pagamenti, dogane) e soprattutto la disponibilità delle imprese a impegnarsi in prima persona, non solo a chiedere. Al tavolo, quindi, non si partiva da zero.
- Quali sono i progetti più significativi emersi dal confronto?
Ogni tavolo ha indicato un’azione pilota per il 2027. Il tavolo sulle competenze ha proposto di ampliare un programma euro-mediterraneo di formazione per il commercio marittimo e la logistica, con le PMI della sponda sud che aprono i propri laboratori ai tirocinanti. Il tavolo sugli investimenti ha proposto un hub per i corridoi tra nord e sud del Mediterraneo, con autorità portuali, amministrazioni marittime e Camere di Commercio, per snellire le operazioni. Il tavolo sull’economia verde e blu ha proposto un porto secco interno per la logistica verde, con fotovoltaico, accumulo e veicoli elettrici. Accanto a queste sono nate circa venti idee progettuali delle singole imprese.
- Il giorno seguente gli elaborati sono stati presentati al MedaCity Forum: quali prospettive si aprono ora?
Il Patto per il Mediterraneo si attua attraverso un Action Plan aggiornato periodicamente, e le proposte dei tavoli parlano già il suo linguaggio: competenze e mobilità, crescita delle PMI, transizione verde e blu. Il lavoro ora prosegue in tre direzioni. Svilupperemo le proposte in note più strutturate, collegate alle iniziative del Patto. Allargheremo la base ad altre imprese, nei settori dell’energia, del turismo, dell’agroalimentare, dei trasporti e della logistica e del terzo settore. Aiuteremo le imprese a orientarsi tra bandi e strumenti di finanziamento. ASCAME intende portare questo contributo nei suoi prossimi appuntamenti e nel dialogo con le istituzioni europee.
- A cosa attribuisci il risultato degli impegni concreti sottoscritti dalle imprese?
Credo dipenda da tre fattori. Il primo è la fiducia: le imprese sono state coinvolte dall’inizio, ascoltate prima del Lab, e hanno trovato al tavolo le proprie parole. Il secondo è il metodo: una struttura semplice che chiedeva di arrivare a una proposta concreta, non a un elenco di problemi. Il terzo è il Mediterraneo stesso: quando imprese delle due sponde si siedono intorno allo stesso tavolo, scoprono di avere sfide comuni e voglia di lavorare insieme. L’economia, in questo senso, è davvero uno strumento di dialogo e di pace. Il merito è della Camera di Commercio di Cagliari-Oristano e di ASCAME, che hanno creduto in un formato nuovo, e soprattutto delle imprese.






